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    Cucinasiculo araba

    Lacucina siculo araba

    Tra tutte le dominazioni succedutesi in Sicilia, di grandissima importanza nello svi-luppo della cucina isolana fu quella araba che dopo aver soppiantato il potere di Bi-sanzio, dal IX al XI secolo portò ad un periodo di grande splendore e allo sviluppo economico e sociale dell’isola che segnò positivamente anche l’ambito culinario.
    Il primo sbarco in Sicilia di Musulmani d’Africa, avvenne nell’anno 827 in quella zona di costa siciliana che gli stessi Arabi chiamarono Mars Allah (Porto di Dio), l’odierna Marsala. L’influenza della cultura araba si fuse con la creatività e la cultura siciliana.
    La posizione invidiabile della trinacria al centro del Mediterraneo ed il clima mite che la contraddistingue tutto l’anno diedero vita ad una cucina unica, raffinata e rinnovata che rapidamente si impose nel panorama europeo e che gettò le basi per quella che è diventata oggi la tipica cucina italiana.
    Gli Arabi apportarono numerose novità nel campo delle scienze. Essendo tra i miglio-ri agronomi al mondo introdussero innovative tecniche di coltivazione. Iniziarono un’opera di lottizzazione delle terre e con l’impianto di ingegnose opere idrauliche i conquistatori migliorarono e bonificarono le campagne incentivando la coltivazione di cotone, lino, canapa e papiro. Introdussero altresì la coltivazione di arance, limoni, mandarini.
    Fece la propria comparsa la canna da zucchero, il riso, l’ulivo, la vite, il gelsomino chiamato “jasmin” pregiata essenza usata per la realizzazione di profumi, il cotone, l’anice, il sesamo oggi usato nelle decorazioni del pane e in pasticceria e i gel-si. La fitta rete di canalizzazione idrica realizzata dagli Arabi permise colture rigoglio-se e innovative come quelle del ficodindia, del pesco, dell’albicocco, dei datteri e di ortaggi quali le melanzane, asparagi, spinaci, cetrioli, zucche e zucchine, miglio e me-loni.
    Agli ortaggi si aggiunsero le diverse spezie portate dall’Africa quali cannella, chiodi di garofano, zafferano, curcuma, cumino, paprica, coriandolo e peperoncino, ingredienti presenti in larga misura nella cucina siciliana. Anche le erbe aromatiche vennero introdotte dagli arabi (alloro, basilico, cappero, finocchio selvatico, menta, origano, prezzemolo, rosmarino e timo.
    La frutta secca, molto consumata in Sicilia, e’ di derivazione araba. Consumata princi-palmente in inverno nel periodo natalizio e venduta in occasione di feste patronali e ricorrenze particolari. Tra le più consumate ricordiamo il pistacchio di Bronte, le mandorle di Avola, le noccioline, le noci.
    Sempre in quel periodo fece la sua prima comparsa nel mediterraneo l’albero di car-ruba, che permise il primo utilizzo dello zucchero come dolcificante al posto del miele e che oggi è ritenuto patrimonio dell’umanità e tutelato dall’Unesco.
    In pochi sanno che è in Sicilia che nasce la pasta di grano duro come testimoniato dal geografo arabo-siculo Idrisi e non in Cina E’ qui che prendono origine i vermi-celli antesignani degli spaghetti, mentre di origine arabo-berbere sono i maccheroni (Makurana) lunghi fili di pasta di grano duro essiccati.
    Le prima testimonianze in tal senso risalgono all’XI – XII secolo , se non addirittura ancor prima, ed è proprio nella Sicilia di tradizione Araba che incontriamo le prime industrie di pasta secca destinate all’esportazione.
    Nel Libro di Ruggero, opera geografica dell’autore arabo Al Idrisi, composta nel 1153, possiamo leggere questa interessante descrizione:
    “A ponente di Termini vi è l’abitato di Trabia, sito incantevole, ricco di acque perenni e mulini, con una bella pianura e vasti poderi nei quali si fabbricano “itrìya” (vermi-celli, spaghetti) in quantità tale da approvvigionare, oltre ai paesi della Calabria, quelli dei territori musulmani e cristiani, dove se ne spediscono consistenti carichi. Oltre all’agricoltura gli Arabi rappresentarono un modello anche nella pesca. Sembra che già allora venisse sperimentata la complessa tecnica per la pesca del tonno ancora oggi in uso con la mattanza

     
     
     
     
     
     
     
     

    O divina Sicilia!
    Quanti Italiani che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!
    Edmondo De Amicis