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    Chef

    RubenFerrara

    “Talia chi bonu sciauru!”, esclamava mio nonno quando rientrava da lavoro, e lo diceva come se quel buon profumo si potesse realmente ammirare. Sciauru, sciauru ‘nfinitu, che pervadeva la casa grazie alla faticosa e costante opera di mia nonna e delle zie che ogni mattina mettevano in scena il grande e odoroso teatro della cucina siciliana con le sue antiche contaminazioni.
    Credo siano state queste immagini a suscitare in me l’amore verso il cibo, a tal punto da volerne fare la ragione della mia esistenza. Cucinare per poter restare, piatto dopo piatto, ingrediente dopo ingrediente, vicino alla mia terra e alla mia famiglia lontane. Il cibo è prima di tutto memoria.
    Sin da bambino, ho sempre provato un’emozione indescrivibile, gioia mista ad eccitazione ogni qual volta ammiravo chi e come preparava cosa. Mangiavo già tutto con gli occhi e spesso mi trovavo ad aiutare chiunque stesse maneggiando del cibo.
    Fondamentalmente, potrei dire di aver “studiato” cucina sin dall’età di 4 anni, quando, in piedi su una sedia, grattugiavo il parmigiano per pranzo o aiutavo mamma a sbucciare le verdure.
    È andata avanti così per anni, attraverso il periodo del piccolo ma strepitoso ristorante di papà a Caltanissetta, la città in cui sono cresciuto, dove la tradizione popolare regnava sovrana in ogni piatto, per poi proseguire durante gli anni universitari, in cui credo di aver dato più cene a casa che esami.
    Insomma, la mia strada era chiara a tutti ma non ancora a me.
    Ho dovuto attendere i miei 27 anni per cominciare ad ammettere che forse amavo la cucina al punto da aprire un mio ristorante, il primo ristorante Thailandese in Sicilia, spinto dalla ricerca costante e dal desiderio di studiare contaminazioni culinarie provenienti da lontano.
    Due anni più tardi, decido di lasciare Catania per intraprendere il mio percorso di studi di cucina a Roma. Lì ho avuto la grande fortuna di conoscere e poter affiancare un grande chef/oste e maestro come Arcangelo Dandini che mi ha insegnato molte cose, tra cui il rispetto per la storia del cibo e per le sue origini e l’importanza di tenere vivo il legame con la tradizione attraverso i ricordi.
    A quel punto capii cosa cercare e dove.
    Mi trasferii in Marocco alla ricerca delle mie origini culinarie, alla ricerca dei profumi, delle spezie, di quella forte influenza araba da cui nacque la cucina siciliana.
    A Fes, città imperiale dove come da nessuna altra parte si può trovare la vera essenza della cucina marocchina, cominciai i miei studi all’interno di uno splendido riad nel cuore della medina. Poi Marrakech. Poi il deserto e i berberi, Essaouira e i pescatori.
    E ora “Sciauru” dove propongo una cucina semplice, che racchiude in ogni piatto il profumo figlio delle mie origini e rispettoso della tradizione siculo-araba. E tutto adesso è più chiaro.

     

    AndreaArceri

    Quando la passione diventa professionalità

    Salve a tutti, sono Andrea Arceri, classe 1993, e sono nato a Trapani, dove ho vissuto fino al conseguimento della maturità liceale e dove hanno avuto origine tutti i sogni che mi hanno poi portato a tuffarmi nel faticoso mondo della ristorazione. Amante da sempre dell’arte culinaria, soprattutto quella siciliana, ho frequentato la Boscolo Etoile Academy, a Tuscania (VT), rinomata scuola di cucina che mi ha fornito le tecniche, gli strumenti e le nozioni necessarie a svolgere con professionalità un lavoro che per me è innanzitutto passione. Sono seguiti lo stage al ristorante “Da Beppino”, Schio (VI), nel quale è avvenuto un incontro per me determinante, quello con lo chef Claudio Ballardin. Quindi, dopo il Veneto, Roma dove ho lavorato presso il “Bistrot 64” nel quale ho conosciuto la cucina fusion nippo-romana dello chef stellato Kotaro Noda.
    Ed eccomi, ora, da “Sciauru”, a seguire il richiamo della mia terra sempre troppo forte, in qualità di sous-chef di Ruben, per proporre la cucina sicula con i suoi sapori e le sue influenze arabe, quelle che avevo lasciato dietro e dentro me.


     
     
     

    Allora incontro ti verran le belle
    Spiagge della Trinacria isola, dove
    Pasce il gregge del Sol, pasce l’armento.
    Omero